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ANTONIO CINGALIO
Della vita di Cingaglio non si hanno
molte notizie. Visse tra il 1515 e il 1592. Filippo Paruta,
una delle grandi glorie letterarie del tempo, nella sua
lettera introduttiva all'Epitalamio del Cingalio, pubblicato
nel 1584, chiama "cigno" il poeta a doppio titolo
per il suo canto e per la sua vecchiaia. Allora ( e forse
come sempre) non si poteva sfondare senza protettori, e
lui fu protetto dal Principe Francesco Moncada, a cui non
sopravvisse, essendo il Principe morto nel 1582. Che fosse
nato a Galati lo dice il Mongitore nel Dizionario degli
illustri siciliani e dice del Cingalio che fu poeta egregio
in latino e in italiano e molto lodato da Antonio Veneziano
e da Filippo Paruta.
Erano tempi del tardo Umanesimo e il Moncada, Principe di
Paternò e nato a Caltanissetta, era un Mecenate che
incoraggiava i cultori della poesia e delle belle arti.
E il Principe, colpito da morte immatura, intenerì
profondamente il Cingaglio che non resse al dispiacere e
seguì il suo protettore nella tomba.
Il Cingalio fu dunque poeta e umanista del secondo Rinascimento,
virgiliano appassionato sia nella forma che nell'anima per
il suo carattere mite e religioso, per il gusto della natura,
sia per il culto verso il suo Mecenate.
Rimangono di lui i seguenti scritti latini, in ordine di
tempo:
1)- Epitalamium in Nuptias D. Francisci Moncadae
2)- De morte Christi libri duo
3)- Mimianus seu descriptio et laudes
4)- Panormi lacrimae in obitum
5)- Niobe seu Anticleopatra.
Tutta la poetica del Cingalio si svolge in un'atmosfera
di stampo pagano, dove non mancano riferimenti a Catullo
e a Virgilio e la lirica si svolge in perfetta armonia e
senza forzature.
Nel secolo scorso Galati Mamertino aveva intitolato al vate
galatese la via principale del paese, denominata Corso Cingalio,
in questi ultimi decenni ribattezzata col nome di Via Roma.
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