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L'ABATE E PATRIOTA
GIOVANNI CRIMI
Nato a Galati Mamertino il 16 Dicembre
1794, consacrò tutta la sua vita alla fede e alla
causa dell'indipendenza italiana.
Quando, nel 1820, serpeggiarono i primi moti insurrezionali
in Sicilia, egli, che aveva dato il suo nome a una delle
35 "vendite" (così si chiamavano le varie
sezioni dei Carbonari in Sicilia), fu presente accanto al
generale Rossaroll al sostegno di quella cadente Costituzione.
I moti furono soffocati nel sangue: Il Crimi fu ferito nel
1823, si fece in seguito il processo della Carboneria ed
egli, insieme ad altri compagni, fu condannato a morte,
pena che successivamente gli venne trasmutata in ergastolo.
Rimase per 24 anni nel carcere duro di Santo Stefano dove
subì le più terribili angherie e le umiliazioni
degli sgherri. Fu scarcerato nel 1845 e gli fu concesso
di tornare nel suo paese, dove trovò con amarissima
sorpresa che i suoi beni erano stati depredati e venduti
e per due anni dovette "mendicare un pane dalla pietà
dei fedeli". Il I° Settembre di due anni dopo,
partecipò ai moti di Messina e Reggio. Catturato
e ancora condannato a morte, gli fu sospesa la condanna
in occasione del Genetliaco del Re Ferdinando. Partecipò
a una seconda sommossa a Messina e infine, invecchiato dalle
lotte sostenute, provato dal carcere duro e dal crollo del
sogno per tutta la vita, tornò sui monti di Galati
per chiudere nel 1854 la sua tormentata esistenza.
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